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OPPO e Xiaomi lavorano all’indipendenza da Qualcomm e MediaTek

di Patrizia Maimone

OPPO e Xiaomi sono tra i maggiori produttori di smartphone al mondo. I due brand cinesi, non a caso, sfornano dispositivi in grado di appassionare milioni e milioni di utenti in tutto il mondo. In un periodo come questo in cui la pandemia da Covid-19 ha creato problemi un po’ in tutti i settori, quello degli smartphone non è immune. Si è parlato di una palese carenza di processori Qualcomm e MediaTek. Ed ecco che Xiaomi e OPPO ripensano al chipset proprietario. Vediamo i dettagli.

Xiaomi e OPPO all’opera sui processori proprietari

Era febbraio 2020 quando quando veniva palesata per la prima volta l’idea di OPPO di produrre un processore proprietario. Conoscevamo il nome in codice del progetto, ovvero Mariana. Un’idea che era rimasta tale in epoca non sospetta, dal momento che molti eventi, allora, non avevano ancora pesantemente condizionato il settore. Stessa cosa aveva fatto Xiaomi. Durante l’estate 2020, infatti, si era parlato anche per l’azienda di Pechino di un chipset proprietario.

Da allora sono passati diversi mesi. Come stanno le cose adesso? Sia Xiaomi che OPPO hanno continuato a lavorare sul loro progetto. Entrambe le multinazionali avrebbero deciso di affidare la produzione dei componenti ad un’azienda cinese, la UniSoc. Nessuna indiscrezione, al momento, sulle date reali in cui i processori proprietari dovrebbero arrivare. Molto probabile che se ne parli tra la fine del 2021 e i primi mesi del prossimo anno.

I motivi di questa scelta

Dato per certo che OPPO e Xiaomi produrranno dei chipset propri e che molto presto li troveremo sul mercato, pare lecito chiederci i motivi che hanno spinto entrambe le aziende a questa scelta. Per rispondere a questa domanda basta, innanzitutto, guardare la situazione mondiale attuale. La pandemia da Covid-19 ha influito negativamente su molti settori e, mentre il mercato degli smartphone cresce, quello dei componenti risente della crisi. Potremmo presto ritrovarci con una carenza di processori il cui numero potrebbe non soddisfare più l’ingente richiesta.

Se a questo aggiungiamo che Qualcomm è americana e che ultimamente vi sono stati diversi problemi tra Cina e Stati Uniti (ci basta ricordare quanto avvenuto tra Trump e Huawei), è bene correre ai ripari da decisioni imprevedibili che potrebbero penalizzare. OPPO non ha alcun ban che pende sulla propria testa, Xiaomi ha avuto qualche problema, ma produrre dei processori proprietari potrebbe essere la mossa vincente per non trovarsi impreparati dinnanzi a particolari problemi.

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